14 febbraio 2018
Try Nguyen Indieviews

Tri Nguyen – IndieView #1

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Ho conosciuto Tri e la sua musica in occasione dei 60th Grammy Awards mentre entrambi eravamo in ballottaggio per le nominations. Da subito sono rimasto affascinato dal suo modo di comporre e dall’utilizzo molto interessante che fa del Zither, miscelando i suoni della sua cultura con la musica classica.
Ho apprezzato la grande ricerca e cura che pone nei suoi progetti e ho trovato diverse affinità musicali anche se i nostri percorsi e strumenti sono molto differenti.
Oggi voglio presentarvelo.

Tri Nguyen

Try Nguyen

 

Originario di Saigon in Vietnam da tanto tempo residente a Parigi in Francia con tre album a suo nome alle spalle:

Consonnances uscito nel 2014 con cui ha vinto un Akademia Music Awards e una Gold Medal ai Global Music Awards.
l’EP Journey Between Worlds uscito nel  2016:

 

e infine l’abum con cui l’ho conosciuto, Beyond Borders uscito nel 2017 con cui ha vinto una  Gold Medal ai Global Music Awards ed è stato in considerazione ai 60th Grammy Awards

 

ABOUT YOU

Se riporti tuo pensiero a quando eri un bambino e un adolescente: quali sono i tuoi ricordi legati alla musica?

Avevo 5 anni: ho mosso i primi passi sul pianoforte con il mio primo insegnante di musica. Ho iniziato abbastanza presto per un bambino. Il motivo è legato al fatto che sono mancino e all’età di 4 anni mi sono rotto il braccio sinistro. Così fui costretto a fare le cose col braccio destro e questo mi creo problemi alla parola, all’orientamento, etc. Così i miei genitori hanno deciso di farmi prendere lezioni di piano qualche mese dopo tolto il gesso.

L’indipendenza tra le mani necessaria per suonare il piano ha risolto tutti i miei problemi. Scoprirono che ero portato per la musica e così quando avevo 7 anni, i miei genitori mi mandarono da un vecchio maestro si zither.

Questi sono ricordi indimenticabili, intrecciammo subito una forte relazione. Era un insegnante molto preciso e severo e spesso mi rimproverava, io adoravo quell’anziano musicista erudito. Quando morì tutti i suoi studenti si riunirono vicino alla sua bara per suonare per lui un’ultima volta. Ho ancora questi ricordi vividi nel mio cuore, momento di emozioni intense, un misto di tristezza ed eterna gratitudine.

Qualche studente mi disse che lui mi considerava il suo miglior allievo ed è per questo che era cosi severo con me. Ho pianto quando ho sentito questo.
I miei genitori erano molto orgogliosi delle mie abilità musicali e spesso si vantavano di me. Spesso mi chiedevano di suonare il piano o lo zither quando avevano ospiti a casa. Mio padre morì quando ero adolescente, ma sono grato del fatto che abbia visto quanta strada ho fatto con la musica e del fatto che fosse orgoglioso di me.

Quale è stato il primo album che hai comprato?

Super Trouper degli ABBA!! Avevamo tonnellate di vinili per grammofono a casa, ma nessun disco “pop”. Cosi quello degli ABBA è stato il primo che mi sono comprato.

(NDR) Eccolo qua:

Che musicista ammiri e quale pensi influenzi di più la tua musica?
Debussy, Mozart, Chopin, Rachmaninoff, Arthur Rubinstein, Martha Argerich, Arturo Michelangeli, Bread (a pop group), the ABBA, Nina Simone, il mio maestro di zither master, e un compositore anonimo dell’antica musica Vietnamita.
Penso che l’influenza venga da un misto di tutti questi artiasti: ho apertura mentale per tutti questi generi musicali, ,ma sapendo dove voglio andare e avendo la mia identità.

Quale è il miglior concerto che tu abbia visto?

E’ stato il concerto di una violoncellista cinese che suonava le Variazioni Rococo alla Grand Opera di Pechino qualche anno fa (nel 2012 credo). Non ricordo neanche il suo nome, ma sono rimasto colpito dalla sua autenticità e onestà del suo modo di suonare. Mi ha commosso.

Cosa significa la musica per te?

Ogni singola emozione sulla terra; generosità, umiltà, apertura mentale. La musica è vita, porta pace nell’anima e all’umanità. La musica è la mia vita.

Sei ancora innamorato della tua professione di musicista? Come tieni il tuo entusiasmo sempre vivo?

Haha! Sempre di più. Ci sono alti e bassi. Ogni tanto il lavoro è cosi intenso ed estenuante. Quando sono molto sotto pressione mi dico che forse essere un fruttivendolo, un farmacista o un parrucchiere sarebbe molto più semplice.

Ma penso che sia come la droga, semplicemente non puoi fare a meno di suonare o comporre musica. Poi mi dico anche che sono un ragazzo fortunato e che non ci sono così tante persone che possono fare il lavoro che amano. Sono conscio di avere questo privilegio. Di solito nel bel mezzo della notte, mi sveglio con delle idee per la mia musica, mi alzo e butto giù le note sul mio smartphone e torno a dormire. Prendere questi appunti è una gioia immensa.

Ma puoi condividere quella musica con gli altri, suonala sul palco e parlare della tua musica con il pubblico è estremamente eccitante ed una grande ricompensa.

Fare musica è molto importante, ma bisogna condividerla non tenerla per se stessi. E’ ciò che cerco di fare al meglio. Oltre a comporre e suonare, insegnare è l’altra cosa che cerco di portare avanti con molta cura. E’ un altro modo di condividere. Alcuni musicisti non amano insegnare. Io invece sono fortunato ad amare questa professione, ti rende umile.

Quando hai deciso di diventare un musicista professionista?

Quando ho compiuto 18 anni. Ma non è stato semplice. La mia è una famiglia molto tradizionale.
Essere un musicista eccellente è una cosa, rendere la musica il tuo pane quotidiano è un altra. Ma ci sono riuscito e sono grato al cielo per questo.

Anche se fare il musicista è ciò che faccio per vivere, mi dico sempre che non devo mai darlo per scontato. Devo imparare di più, guardare ancora oltre. Alcuni musicisti che conosco hanno perso la loro passione e diventano solo dei “vado fuori a suonare solo per i soldi” Questo per me sarebbe orribile.

 

Come riesci a far coincidere la tua vita musicale con la vita di tutti i giorni? Come si svolge una
tua giornata “tipo”?
Ahah. Vita di tutti i giorni? Beh, la mia vita è piuttosto comune.
Mangio, faccio esercizi, suono, compongo, mi esibisco. Scherzi a parte, è vero che non ho la stessa routine quotidiana delle “persone normail”. Una giornata tipica? Mi alzo piuttosto tardi, verso le 11:00 (tranne quando sono in tour, devo svegliarmi molto prima), mi occupo dei miei gatti, svuoto le lettiere, gli do da mangiare i croccantini, faccio una doccia, pranzo (è già troppo tardi per fare colazione!), controllo le e-mail, mi esercito al pianoforte, poi passo allo Zither.Poi viene il momento di occuparsi della parte “social” (viviamo nel 21esimo secolo, quindi è parte della
vita di un musicista).
Vado in palestra 2 o 3 volte alla settimana. Prima di cena però do di nuovo da mangiare ai gatti, questa volta cibo in scatola. Amo cucinare, perciò passo un’ora o due a prepararmi da mangiare. Dopo cena inizio a comporre, scrivo sempre di notte, a volte fino alle 2:30 del mattino, poi mangio di nuovo, vado a letto, guardo un telefilm su Netflix e infine mi addormento. Insegnare è un’attività altrettanto importante.
Insegno circa 3 giorni alla settimana. A volte cambio lo schema delle attività che svolgo o ci sono altre commissioni da sbrigare, ma generalmente questa è la mia giornata standard.

Parlaci dei tuoi lavori più recenti (album, tour live, nuovi progetti).
Il mio terzo album è uscito a Febbraio 2017.
E’ entrato nella classifica dei Grammy Awards immediatamente. Ad ottobre 2017 sono partito per un tour
in Vietnam.
Alcuni dei miei concerti si sono svolti all’interno di università e scuole secondarie dove, oltre a esibirmi,
ho discusso di musica con gli studenti. E’ una cosa che adoro: la condivisione. Altri concerti sono stati
più in linea con lo stereotipo dello “showbiz” ma mi sono comunque divertito molto.
Ho presentato 2 delle mie composizioni inedite e la reazione del pubblico è stata molto positiva.
Dopo la campagna per i Grammy molti musicisti mi hanno invitato a collaborare con loro. Non avevano
mai sentito lo Zither prima e si sono innamorati del suono mentre ascoltavano Beyond Borders.
Ne sono profondamente onorato. E’ ciò che amo fare, scoprire nuovi universi musicali, riuscire a collaborare con altri musicisti, imparare e condividere.
Quando ero in Vietnam ad ottobre, VTC10, un canale televisivo vietnamita, ha proposto di fare un documentario su di me. Nulla di speciale, mi piace il tipo di rapporto che ho con la stampa, ma era la prima volta che mia madre era parte di un mio progetto come artista. Mi sono davvero commosso durante la settimana in cui mi hanno affiancato per filmarmi.

Parliamo della preparazione musicale.

Sei un autodidatta o hai studiato musica? Pensi sia importante studiare musica per diventare un
professionista?
Come ho già accennato, ho iniziato a studiare pianoforte a cinque anni e lo Zither a sette. Quando sono
arrivato in Francia anni fa, ho perfezionato la conoscenza del piano presso l’Êcole Normale de Music
(Alfred Cortot ha aperto la scuola per integrarla al Conservatorio di Parigi).
Dipende da quale tipo di musica si scelga di fare da professionista. Alcuni musicisti non hanno mai
frequentato una scuola di musica nella loro vita, e se la cavano benissimo. Dal mio punto di vista, e nel
mio caso, ritengo essenziale avere delle solide basi musicali, di tecnica e teoria. Mi aiutano a
comprendere ciò che faccio, mi permettono di capire ciò che gli altri fanno con più disinvoltura.

Continui a studiare?
Imparo qualcosa ogni singolo giorno!

Parlando di cultura, quale è l’ultimo libro che hai letto?

E’ una domanda complessa quella legata ai libri, essendo io un vietnamita che vive in Francia/Europa.
Per Natale ho ricevuto un regalo da un cugino, un libro che parla di una famiglia asiatica negli Stati Uniti.
Potrebbe essere un argomento attuale data la situazione vigente in America.
Il titolo in Inglese è “Everything I Never Told You” di Celeste NG.

Il libro che ho ricevuto è una traduzione francese: : “Tout Ce Qu’on Ne S’est Jamais Dit“e racconta la
storia di un migrante cinese sposato con una donna americana. La loro figlia di “razza mista” Lydia è stata trovata morta affogata in un lago…
Così rivelazioni sulla vita della figlia vengono a galla e sorgono quesiti sulla posizione degli stranieri nella terra dell’Ovest, a dispetto della loro volontà di far parte della società locale.
Sono molto emotivo quando guardo dei film o leggo un libro. Sono il primo a versare lacrime quando una scena particolarmente toccante è sullo schermo; oppure mi ritrovo con le palpitazioni ogni volta che leggo un libro con il quale riesco a identificarmi.
Mi capita di piangere sul palco quando la connessione con il pubblico si fa così intensa che stento a trattenere le mie emozioni.
Everything I Never Told You” mi ha messo in condizione di pormi domande riguardanti le mie origini essendo io in un paese straniero. Il mio status di artista mi pone in un certo senso in una posizione “differente” agli occhi degli occidentali; ma quando le persone ignorano ciò che faccio, il loro modo di porsi è diverso.
“Everything I Never Told You” mi ha riportato a uno di quei momenti in cui percepisco una certa “riluttanza” da parte delle persone che conosco a mala pena nella mia quotidianità. Ma essere un musicista mi spinge ad andare “oltre le barriere e i confini” e cercare una connessione con gli altri.
E’ un libro fantastico.

Mentre sei in tour, hai modo di migliorare le tue abilità tecniche allo strumento? Ritieni sia importante?
Certo, mi esercito e faccio costantemente prove con altri musicisti durante i tours.
Avere delle solide abilità tecniche mi dà fiducia durante l’esibizione e mi permette di scordare gli ostacoli tecnici così da potermi concentrare sulle emozioni quando suono. E’ essenziale prepararsi con gli altri musicisti.
Salire sul palco quando non sei pronto è orribile!

Album Production

Puoi descrivere il processo che segui quando scrivi una canzone? Cosa ti ispira un nuovo brano?
Prima penso all’idea, poi arriva la melodia. Quando si tratta di una melodia del repertorio ancestrale
vietnamita, scelgo la melodia e cerco di farne la “mia” vita. Le emozioni che provo sono importanti nel
processo. Devo renderle parte di me stesso. Poi aggiungo le armonie, affronto l’intera struttura, infine mi
occupo degli aspetti tecnici degli strumenti. Cerco poi di immaginare come sarà la melodia una volta
suonata, e scrivo lo spartito. Continuo a saltare avanti e indietro per apportare modifiche e migliorie. Mi
piace prendermi del tempo per farlo. La cosa più importante sono le emozioni che provo ascoltando le
note e immagino quali emozioni potrà provare l’ascoltatore. E’ come scrivere una storia, cerco di
raccontarla al meglio, a me stesso e agli altri, con le note.
Le persone che “ascoltano” la storia possono avere le proprie emozioni e sentimenti. Il punto essenziale
è SENTIRE ciò che compongo, e invitare gli altri a SENTIRE, qualunque siano le loro emozioni.
Le emozioni variano a seconda delle persone, ma fino a che persistono, fino a quando raccontano una
storia, restano l’elemento più importante. Amo narrare delle storie e se riesco a farlo attraverso la
musica, è una benedizione.

““Nel maestro di ZIther Tri Nguyen, il Vietnam ha trovato un grande ambasciatore…” Songlines – UK

 

 

Album, single o altro: quale mezzo preferisci per pubblicare la tua musica? E perché?
Album. Di nuovo, è come raccontare una storia in capitoli. Ho pubblicato un EP nel 2016, ma sentivo che
mancava qualcosa. Forse perché non eseguivo sul palco le canzoni dell’EP, mentre riuscivo ad eseguire
quasi tutti i brani dei 2 precedenti album. Forse se farò un altro EP in futuro, dovrò assicurarmi di
suonare i brani in pubblico. Ma ancora una volta dipende dalle modalità, se i committenti sono disposti a
pagare un extra per i musicisti o no…
Come programmi la produzione di un album e la sua pubblicazione?

Oh cielo, questa è una bella domanda. Amo fare le cose correttamente, e con la maggiore cura e professionalità possibile. Dipende tutto da chi collaborerà con me, e da quanti musicisti parteciperanno.
Prima di tutto le idee e le storie dietro ai pezzi devono essere pronte nella mia testa. Le idee arrivano dalla vita quotidiana, da un panorama, persone in strada, una storia letta, qualsiasi tipo di musica che io ascolti, il pensiero della mia terra natia, i miei genitori…
Per il mio primo album, Consonnances, tutti i brani erano pronti quando ho trovato i musicisti con i quali collaborare.

Ma per Beyond Borders, dal momento che dovevo unire diversi universi musicali, la struttura dell’album è nata prima nella mia mente, successivamente sono andato alla ricerca dei musicisti, discutendo dei loro mondi musicale e del mio. A quel punto ho iniziato a comporre. Alcune modifiche possono essere apportate durante questo processo dal momento che mi capita di avere nuove idee mentre provo o discuto con gli altri musicisti.

Oltre al suono, la narrazione e le immagini sono estremamente importanti per me. Pertanto la struttura dell’album deve essere chiara, con una storia coerente. Il libretto deve essere comprensibile, la storia o il messaggio che descrive devono essere di facile lettura ma allo stesso tempo carichi di bellezza.
Per quanto riguarda le immagini, devo essere collegate a me ma le persone che guardano devono poterle apprezzare. Poi c’è l’aspetto finanziario, calcolare i costi, le spese. Una volta che ho tutto pronto, registro in studio.

Tutti devono essere estremamente pronti a ridurre le registrazioni (e il tempo in studio) durante la sessione. Tuttavia ci fermiamo solo quando sento che ci sono abbastanza registrazioni per iniziare a produrre, mixare e masterizzare.
Per Beyond Borders, dato il numero di musicisti coinvolti, ci sono voluti 6 mesi per avere tutte le tracce pronte.
Avevo lavorato 9 mesi all’album. Contattare il fotografo per sistemare le immagini, discutere delle immagini esatte che volevo per l’album. Sessioni fotografiche, selezione, editing, mi piace seguire ogni passaggio.
Contattare il distributore per parlare del periodo di lancio, prendere contatti con i produttori di CD, le tipografie ecc. Questo è un riassunto di ciò che faccio, ma può essere più faticoso e snervante. Ma alla fine la soddisfazione, l’orgoglio che deriva dall’avere in mano il CD, festeggiare con gli amici musicisti è un’emozione inesprimibile. Ho dimenticato di menzionare che, prima dell’uscita del CD, tutti i brani devono essere registrati a PRO o CCO (SACEM per la Francia).

Quando pubblichi un album, quanto è importante per te l’ordine delle tracce? E il tempo tra una traccia e l’altra?
Come ho detto, la sequenza delle tracce deve seguire una storia. La parte difficile è che la storia, quindi l’ordine delle tracce, e la musica debbano condurre l’ascoltatore in un viaggio coerente e piacevole.
Gli ascoltatori probabilmente ignorano questo aspetto a prima vista (ascolto), ma è presente e accade.
Deve esserci stupore, senza scioccare l’ascoltatore. E’ una fase difficile, pertanto devo avere tutto ben chiaro e devo tenere in conto chi ascolterà l’album.
Mi piace lasciare 3 secondi tra le tracce, così da dare all’ascoltatore il tempo di “respirare” e scoprire la traccia successiva.

Produci i tuoi album da solo o preferisci avere un aiuto extra o un produttore che ti guidi? 
Dipende dai casi. Quando sono il produttore dell’album, ne sviluppo personalmente il concept.
Ma mi piace anche discutere con i musicisti che collaborano con me. Non so suonare TUTTI gli strumenti, perciò ascolto attentamente il parere di ciascun musicista per ottenere il meglio da ognuno di loro.
Il mio tecnico del suono è di grandissimo aiuto, ha un ottimo orecchio musicale e gusto artistico.
Ascolto sempre i suoi consigli.
Ma sono io a prendere le decisioni finali. Quando collaboro in registrazioni che non sono mie produzioni, lavoriamo tutti come un squadra, anche se è il produttore ad avere l’ultima parola e io seguono le sue decisioni.
Il mutuo rispetto e la comprensione reciproca sono essenziali.
La connessione tra musicisti è vitale, ma è altrettanto importante che ciascun musicista (incluso il sottoscritto) capisca quale sia il suo posto, così da facilitare i lavori ed evitare situazioni “caotiche”.

Registri i tuoi brani in uno studio professionale affittato, in un Home Studio o in altri modi?
Studio professionale! Benché abbia registrato alcune tracce per un progetto (non mio) in una stanza d’appartamento ed è stato davvero forte! Aneddoti divertenti, in Beyond Borders, parti di alcune tracce erano state registrate a 10000 km da Parigi e mixate in seguito! Ho lavorato con i musicisti via Viber! Mi ci sono voluti 3 mesi per sistemare le cose, ma è stato molto divertente.

Come hai selezionato i musicisti per il tuo album?
Tramite Internet! Ho cercato su Google musicisti che suonassero gli strumenti ai quali ero interessato e li ho contattati, ho suonato con loro e ho fatto la mia scelta. Facebook è altrettanto pieno di sorprese.
Riesco a conoscere moltissime persone di talento e alcune di loro sono diventate amiche, in alcuni casi non le ho ancora incontrate! Molte collaborazioni sono in arrivo e ne sono davvero entusiasta.

Tratti diversamente il missaggio e il mastering nMixato e masterizzato il tuo album/tracce in modi alternativi rispetto al lancio digitale e
fisico?
All my tracks come in 4 formats. WAV 96K; WAV 44K; MP3 320K and MP3 128K. Certain Hi Fi platforms like Qobus demand WAV 96K.

Album Promotion

Are your records only digital or also physically distributed?
Tutti e 3 gli album sono disponibili sia in formato fisico che digitale.

Quali tipi di promozione e marketing hai notato essere più adatti ad un artista indipendente?
Questa è LA DOMANDA più difficile per un artista al giorno d’oggi!!! Si trascorrono giorni e notti infinite sui
social media, a contattare la stampa, a iscriversi a competizioni e premi.
Credo di essere abbastanza bravo in questo, ma preferisco di gran lunga trascorrere tutto questo tempo
a creare musica ed esercitarmi (o a coccolare i miei gatti)!!
D’atra parte andare in tour aiuta moltissimo a vendere la musica, e questa è la parte che adoro. Vendi un
sacco dal vivo dopo i concerti, e adoro esibirmi davanti a un gran pubblico, come tutti no?

Ci sono alcuni analisti dell’industria musicale che sostengono sia in corso un declino del CD. Quale percentuale delle tue vendite sono CD e quale percentuale ricoprono le altre forme (ad es. vendita online)? Prevedi un grande cambiamento in questo ambito per il futuro?
Hanno ragione! I CD sono morti. NESSUNO (o quasi) compra più CD. Virgin Megastore, Barns & Nobles, hanno chiuso tutti! Anche scaricare è un’attività in declino dall’avvento dello streaming.
Ecco perché ITunes ha creato Apple Music, per competere con Spotify e Deezer.
Qobuz che permetteva solo downloads, ora ha una piattaforma streaming.
Il mio distributore dice che tra 5 anni il CD cesserà di esistere.
C’è una tendenza a ritornare al vinile e alle cassette, ma si tratta di vendite ridicole se paragonate alle vendite di CD nel passato.
Giusto per fare un esempio: molte persone hanno scaricato Consonnances quando è uscito nel 2014; nel 2017, quando è uscito Beyond Borders c’è stato un netto cambiamento!
D’altra parte, dopo un concerto dal vivo, una conferenza, le vendite dirette sono favolose e i download salgono alle stelle per alcuni giorni.
Lo streaming ha ucciso l’industria musicale.
Perché mai le persone dovrebbero spendere 15/20 $ per un CD, 10 $ per scaricare un album quando per 10 $ al mese possono avere 60 milioni di tracce? Gli album fisici sono come un abito di alta sartoria.
Nessuno oggi compra abiti di sartoria ma atelier come Dior e Chanel devono programmare degli sfilate di alta moda due volte all’anno. E’ LA vetrina per eccellenza per queste case di moda.
La stessa cosa vale per l’artista. Dobbiamo produrre CD anche se nessuno li compra più.
UNA cosa certa comunque è che io vendo parecchi CD dopo un concerto dal vivo, la gente ha bisogno di vedere gli artisti oggigiorno, hanno bisogno di un autografo sul libretto, hanno bisogno di toccare l’artista in carne ed ossa.Ho parlato della questione CD con alcuni amici musicisti negli Stati Uniti alcuni giorni fa. Mi hanno confermato che i loro prossimi album saranno solo in formato digitale, NESSUNO in formato fisico. Forse hanno ragione?

Come promuovi di solito una tua nuova uscita? Utilizzi esclusivamente social networks o anche altri mezzi?

Uso i social networks. Ma dipende anche da dove promuovo. Nel mondo occidentale è davvero costoso organizzare una conferenza stampa per il nuovo lancio. Ho avuto alcuni contatti a riguardo e ho ottenuto recensioni molto positive, ma non basta. In Vietnam, che è un paese ancora in via di sviluppo, è la stampa a saltarti addosso. Scrivono circa 50 articoli ogni volta. Tuttavia, si tratta solo di stampa locale, non internazionale purtroppo.

Usi i post sponsorizzatii di Facebook/Twitter/Instagram per pubblicità? Credi possano essere utili?
Non li ho ancora provati benché il mio webmaster sostenga che dovrei iniziare a farlo. Lo farò quando mi
proporrà un piano preciso. Spero funzioni. Comunque, come ho detto, le persone non COMPRANO o
scaricano più. Il miglior modo per promuovere la musica oggi è con spettacoli dal vivo, perciò dovrò
lavorare più su questi.

 

 ““Tri Nguyen è un mago che mescola i sapori del mondo a un professionismo musicale” 24OurMusic-
Canada

 

Hai una mailing list? Ritieni sia un “must have” come sostengono molti nel mondo musicale?
Sì, è un “must have”. Io stesso ne ho una con MailChimp.
Dal mio punto di vista, per emergere una persona deve differenziarsi. Sono fortunato che lo Zither vietnamita sia quasi sconosciuto al mondo, rappresenta qualcosa di “nuovo”. Solo accademici e specialisti sanno di cosa si tratti. Questa è la ragione per la quale ho pubblicato solo album con lo Zither e non con il pianoforte. Comincerò a fare una serie di mini video su Youtube per parlare dello Zither vietnamita a partire da febbraio. La gente non sa cosa sia questo strumento, e sono tra i pochi a suonarlo.
La confondono spesso con lo Guzheng cinese o con il Koto giapponese. Sarà anche un’opportunità per promuovere la mia eredità ancestrale in un formato moderno.

Hai una modalità preferita per distribuire il tuo album?
No, non una modalità preferita ma la più efficace: concerti dal vivo e articoli sulla stampa locale.

Pensi che con tutte le alternative digitali, l’emissione radiofonica abbia ancora effetto sul successo di un album? E come fa un artista indipendente a essere trasmesso in radio?
Penso di sì, dipende anche dalla radio.
Se è una stazione radio Internet, non è così efficace ma la radio in diretta sì.
Sono stato ospite di alcune stazioni radio Internet senza alcun risultato. Il problema è come arrivare alla radio in diretta.
Sono colme di nuove proposte oggigiorno e prestano solo attenzione ai prodotti delle etichette più conosciute. La stessa cosa è accaduta quest’anno con i Grammys. SOLO le etichette più famose sono state nominate, con alcuni titoli Indies… Bisogna riflettere su questo.

Cosa ne pensi di servizi streaming come Spotify e Pandora?
Argh!!! Hanno ucciso l’industria discografica! Ok, sono ottimi per gli ascoltatori, ma che ne facciamo degli
artisti? Anche le grandi etichette stanno perdendo soldi. Se continua così, i musicisti usciranno dal
mercato, così non ci saranno più artisti in circolazione a suonare per gli ascoltatori se questi si rifiutano
di pagare l’album. E’ un circolo vizioso. Spotify, Deezer, Apple Music perdono denaro e non sanno come
evitarlo! E’ il pubblico a decidere, e il pubblico sta uccidendo l’industria. Qualcosa dovrà accadere.

Try Nguyen

Live Music

Hai lavorato con delle agenzie o organizzi i tuoi concerti da solo?

Dipende da dove vado.
In Vietnam ho un agente che lavora bene. Nel regno Unito mi affido a un’agenzia che non sta lavorando al meglio. In Francia faccio tutto da solo, ma credo sia ora che mi trovi un agente o un manager. Tengo d’occhio il restante mercato asiatico. Si dice sia il futuro.

Organizzare un tour può dimostrarsi piuttosto dispendioso, specialmente se viaggi con una band all’estero: come fai a gestire tutto, guadagnare e non perdere soldi?
Se siamo solo 2 musicisti, viaggiare non è difficile. Se siamo di più, ho trovato un modo fantastico per ridurre i costi: suono con artisti locali. Invio gli spartiti con un audio della mia registrazione, controllo con Viber o Skype che tutto sia a posto e che abbiano provato le loro parti. Poi, quando arrivo nel paese in questione, dobbiamo solo fare delle prove uno o due giorni prima del tour. La condizione essenziale è che questi musicisti siano seri e affidabili al 100%. I cambi di programma sono una possibilità ma non mi piacciono, e rovinano la reputazione. Possono funzionare se suoni in un club e non ad un grande
evento.

Alcuni dicono che gli House concerts  siano il futuro della musica dal vivo dal momento che molti club stanno chiudendo. Che ne pendi? Ne hai mai organizzato uno?
Non saprei. Ho fatto alcuni concerti da casa all’inizio della mia carriera ma sono molto intimi e non espongono molto l’artista. L’artista ha bisogno di VISIBILITA’, i concerti da casa non ne concedono molta nella mia esperienza. Forse mi sbaglio. Potrei sempre cambiare idea.

Hai qualche suggerimento per chi volesse fare un concerto a casa?
Renderlo professionale. Renderlo speciale. Non una festicciola in cui si riuniscano delle persone per mangiare, bere e ascoltare della musica. L’artista che si esibisce deve essere il CENTRO dell’attenzione. Devono sapere che l’artista ha bisogno di rispetto e concentrazione, che si tratta di un evento raro, anche se l’artista si esibisce in un salotto. Il pubblico sentirà di essere parte di qualcosa di speciale, che LORO sono speciali, e se ne vanteranno dopo lo spettacolo. Il concerto viene prima di tutto, poi bevande e stuzzichini così artista e pubblico possono socializzare.

Ogni volta che suoni un tuo pezzo, regali una grande parte di te alla massa, sei teso prima di un concerto? Se sì, come gestisci la tensione?

Caspita, sono uno da panico da palcoscenico. Penso ti rimanga a vita. E ne ho bisogno. Sarah Bernhardt una volta ha detto: “il panico da palcoscenico è legato al talento”. Ben detto, no? Con gli anni ho imparato a gestire meglio il panico da esibizione. E’ bello quando ti circondi di persone con le quali vai d’accordo.
Devi prepararti bene per lo spettacolo. Esercizio, esercizio, esercizio. Cerco di visualizzare come si svolgerà lo spettacolo prima di salire sul palco, guardando la folla, suonando le prime note e così via. Ripeto, quando si è circondati da musicisti con i quali si è in sintonia, è perfetto. È molto importante per me. In ogni caso, AMO stare sul palco, e nonostante il panico, quando senti una connessione con il pubblico è come essere in paradiso.

Quale è la differenza tra un grande pubblico e uno piccolo?
Direi che la differenza sta più nel TIPO di pubblico. Esibirsi di fronte a 1000 persone che non prestano attenzione alla tua musica non è come suonare di fronte a 50 persone che ascoltano ogni tua nota. In ogni caso, ogni esibizione ha la sua importanza. E tutto dipende dalla connessione che si instaura con il pubblico.
Cerco sempre di costruire QUELLA connessione, che sia di fronte a 50 o 1000 persone. E’ di estrema importanza.

Ognuno di noi ha delle aspettative prima di uno spettacolo, quali sono le tue? Cosa vorresti ricevere in cambio durante un concerto o cosa ricevi già?
Vorrei che tutto filasse liscio, che il tecnico del suono non facesse cavolate con i suoni, che le persone attorno facessero il proprio lavoro e fossero professionali, che io e gli altri musicisti non commettessimo cavolate e qualora accadesse, che fossimo in grado di sistemare le cose (è parte del nostro lavoro).
MA PIU’ DI TUTTO: IL LEGAME con il pubblico.
Amo esibirmi di fronte ad un pubblico che non ha mai sentito la mia musica prima, che non sa cosa sia un Zither vietnamita e poi, durante lo spettacolo, amo poter sentire quella connessione, le intense emozioni che nascono quando suono ogni nota e l’eccitazione alla fine dell’esibizione quando mi rivelano quale fantastica scoperta sia per loro.Anche quando sono al piano, mi è capitato di suonare davanti a persone che non avevano mai ascoltato musica classica e sentirli dire che da quel momento in poi avrebbero cercato di scoprire di più sulla musica classica è davvero una benedizione.
Un artista produce e suona la musica per se stesso, ma lo fa anche per il pubblico e deve poter condividere quella musica per ottenere l’amore che riceve in cambio.

Try Nguyen

Try Nguyen

Music Business

Hai una routine quotidiana? Come controllare e scrivere e-mail, chiamate, cercare nuovi contatti?
Credo di aver già risposto a questa domanda nella sezione precedente. Rispondere alle e-mails, alle chiamate, inviare e-mails, cercare nuovi contatti, curare i social media è PARTE del lavoro del musicista al giorno d’oggi.
Ne faccio una questione di principio rispondere a TUTTI i messaggi e non capisco proprio perchè certe persone non sappiano come rispondere o semplicemente rispondano “ho ricevuto la tua mail,
Le risponderemo subito”. Le persone che non rispondono spesso non riescono ad avere successo oggi, o forse a loro non interessa.

Quale percentuale del tuo tempo dedichi a: “Creare Musica”, “Promozione”, “Organizzare concerti/tour”, “Studiare”, “Leggere”, “Ascoltare musica”?
Caspita, non l’ho mai calcolato. Quando tutto è stato fatto, allora so di potermi rilassare. E’ questione di sapere come organizzare giorni, settimane o mesi. Prima fai le cose e più riuscirai a fare ciò che devi.
Non sono il tipo che direbbe “Lo farò dopo”. Faccio le cose immediatamente, o le appunto in ordine di importanza.

Credi che lo status dell’artista sia compatibile con l’imprenditoria? Ritieni che un artista Indie debba essere anche un imprenditore?
ASSOLUTAMENTE! Un artista oggi DEVE sapere come gestire i suoi affari. Anche se non amo questa parte e preferisco occuparmi dalla mia musica, è parte della vita dell’artista moderno.
E’ molto più semplice lavorare quando tutto è organizzato. Rende la vita più facile a tutti, ai collaboratori, al tuo lavoro, a te stesso!
L’imprenditoria non implica dover fare tutto da soli, ma bisogna capire come suddividere il lavoro da fare.
Se tutti si prendono delle responsabilità, nulla è impossibile.
Sfortunatamente, i musicisti in Francia hanno la tendenza a diventare pigri e irresponsabili… ma questa è un’altra storia.
Come artista, quali solo le principali differenze tra essere rappresentato da una grande etichetta o da te stesso?

Non ho mai firmato un contratto con una grande etichetta ma da ciò che vedo e sento, quando ti unisci a una grande etichetta, perdi parte della tua indipendenza. L’indipendenza di prendere decisioni sulla tua musica, l’indipendenza di scegliere i tuoi video clips, il tuo look, le tue foto e così via.
D’altra parte, avere un’etichetta alla spalle ti risparmia tutta la parte amministrativa e sociale di cui ti devi occupare ogni giorno. Così ti puoi concentrare sulla tua musica senza preoccuparti di nulla.

E’ un equilibrio di fattori. Non direi di essere contro la firma di un cotratto con un’etichetta famosa, avrei solo bisogno di sapere in quale direzione vado, quando raccogliere i frutti e quando impuntarmi. Non si può avere tutto nella vita, fare le scelte giuste è ciò che conta.

A quale PRO (Performing Rights Organization) sei affiliato e perchè l’hai scelta?
Sono affiliato alla SACEM. Sono gli unici in Francia e tra i maggiori al mondo.

In qualità di musicista a tempo pieno ho capito subito che non potevo lavorare solo come musicista ma dovevo allargare le mie conoscenze in diversi ambiti.
Perciò sono diventato un tecnico del suono, compositore e produttore. Nel tuo caso, hai sviluppato altri campi? Quali? Cosa ti piace e cosa non ti piace di ciascuno?

Stessa cosa vale per me. Anche se non sono un tecnico del suono, so esattamente ciò che voglio sentire quando è tutto registrato, rimaneggiato, mixato, masterizzato. Avere persone accanto che mi danno consigli è molto importante. Un campo che ritegno estremamente importante è la “gestione umana”.

Quando lavoro a un progetto mio, devo sapere come selezionare le persone con le quali collaborare.
Gestire le emozioni umane, la sensibilità, capacità e difetti non è semplice. Devo sapere come ottenere il meglio da ognuno e lavorare con loro nelle migliori condizioni possibili.
E’ stata piuttosto dura all’inzio, ma si cresce col tempo. Continua a migliorare di volta in volta.

Le immagini sono anche importanti oggi. Perciò lavorare con creatori di video e fotografi richiede la conoscenza del settore. Le ablità dei musicisti sono d’aiuto quando si tratta del ritmo di un video, per esempio.
Dal momento che dipingo molto, l’equilibrio dei colori e la cornice vengono utili.
Scrivere è parte del lavoro. I libretti e le note dell’album sono molto importanti. Quindi devo occuparmi anche di quella parte. E’ un po’ snervante dover scrivere in 3 lingue, ma una volta che la bozza è pronta, cerco delle persone che mi aiutino a correggere tutto. Io stesso ho scritto i libretti all’interno dei 3 CD dato che raccontare una storia in tutta onestà aiuta. L’interazione con parti terze: tecnico del suono, tipografo, produttore CD, grafico. Tutto ciò potrebbe sembrare semplice ma prima che un CD venga pubblicato, questa parte è mentalmente frustrante se vuoi che le cose siano perfette!
L’unica cosa che non amo per niente è la parte amministrativa, le scartoffie, gli aspetti legali, e così via.
Però se vuoi che le cose siano fatte e vuoi evitare problemi in futuro, devi tuffartici dentro.

Try Nguyen live

Social Networks

Qual è il tuo rapporto con i social networks?

Facebook
Riesco a farmi parecchi amici su Facebook. E’ un buon mezzo per comunicare e promuovere. Ho trovato molti musicisti con i quali lavorare.
Là fuori è pieno di persone eccezionali. Io e te ne siamo un buon esempio!
Devo ammettere che non ho abbastanza tempo per usare Facebook al meglio. Non carico post a sufficienza, non metto “like” agli status altrui ma faccio del mio meglio!
Come con tutti i social media, devi solo sapere come usarlo senza lasciarti invadere o danneggiare. Gli incidenti possono capitare ma è parte del gioco.

Twitter:
Twitter è un buono strumento di promozione. Devo ammettere di essere ancora pessimo con Twitter.
Dovrò essere più attivo. FB e Twitter lavorano in due modi completamente diversi. E’ questione di tempo, ancora una volta.

Youtube:
Non sono abbastanza attivo nemmeno su Youtube. Ma a partire dal prossimo mese, comincerò a fare dei piccoli video settimanali per comunicare di più con i fans e le persone lì fuori.

Instagram:
Instagram è altrettanto utile. Ho trovato alcuni agganci davvero validi su Instagram, anche con i miei rarissimi post.
Un reporter che non avevo mai incontrato mi ha contattato per scrivere una storia su di me.
Quel documentario di 30 minuti era davvero ben fatto. Dovrò solo postare di più!

Ci sono altri social o servizi di cui vorresti parlare?
Qora è buono per guadagnare visibilità. Ma dovrò rispondere a molte più domande e scrivere di più!
Viviamo in un mondo strano in cui un musicista non può più fare solo musica ma deve provare a ottenere la massima visibilità possibile attraverso nella giungla dei social media.
Magari trovare un gestore di community potrebbe aiutarmi, ma non sono abbastanza ricco per quello!

Grazie per aver risposto a tutte queste domande. Prima di lasciarci, hai qualche consiglio per un giovane musicista che sta pensando di intraprendere questa carriera?
Ahah! Quando un musicista inizia questa carriera, se pensa di diventare ricco e famoso dal mattino alla sera, dovrebbe cambiare lavoro. Un musicista è una combinazione di talento, duro lavoro, impegno, passione, umiltà e amore.
E’ giusto che un artista abbia il proprio ego, anzi è essenziale. Ma l’egocentrismo non è egoismo.
Un artista deve amare ciò che è e ciò che fa, ma deve riuscire ad arrivare agli altri dal momento che senza gli “altri”, il pubblico, i fans, gli spettatori, i colleghi, un artista cessa di esistere.In alternativa dovrebbe starsene a casa, suonare la propria musica e chiedere tutte le porte.
La consapevolezza di se stessi è cruciale, ma la generosità, l’empatia e la condivisione sono tutto.
Siate pazienti quando vi capiterà di fallire; se continuerete a imparare, condividere, comunicare prima o poi il successo busserà alla vostra porta. I peggiori nemici di un artista sono la vanità e l’invidia.
Una fantastica persona, una prima donna, Margot Fonteyn un volta ha detto: “Una cosa importante che ho imparato nel corso degli anni è la differenza tra prendere seriamente il lavoro di qualcuno e prendere se stessi seriamente. Il primo passo è imperativo, il secondo un disastro certo.”
Continuate a leggere su: https://www.brainyquote.com/authors/margot_fonteyn
Una cosa importante che ho imparato nel corso degli anni è che la differenza tra prendere seriamente il lavoro di qualcuno e prendere se stessi seriamente. Il primo passo è imperativo, il secondo un disastro certo.
Condividete, siate pazienti e imparate!
Il successo verrà. E se non dovesse capitare, avrete fatto del vostro meglio! E’ già tanto!

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